Racconti

Due note sui racconti pubblicati.
Innanzitutto, sono differenziati per anni di produzione. I più vecchi risalgono al 1993, periodo da un lato prolifico, ma in cui avevo la tendenza a non curare troppo la forma, rispetto al contenuto. Insomma, avevo voglia di scrivere per divertimento e non avevo certo fantasia di perdere troppo tempo nei fronzoli, nei dettagli in genere.
I racconti del ’93 sono stati scritti interamente su Apple Plus (ve lo ricordate, con il suo monitor da 9” in bianco e nero? E vi ricordate quella tastiera stretta e alta? Probabilmente, molti di voi, no…).
Macintosh Plus
Uno di questi racconti, “Il muro del ponte”, è stato pubblicato sulla raccolta della editrice Scriptorium nel ’93, che portava il titolo di “Racconti?”. Tutta la raccolta di racconti era incentrata su Torino. Avevo questo “pezzo” scritto e l’ho inviato.
Proprio per “Il muro del ponte” un certo regista di Torino mi chiese di estrarre una sceneggiatura, al fine di tentare di realizzare un Corto da presentare ad un non ricordo più quale concorso. Quindi, ben contento di provare a scrivere una sceneggiatura, dopo qualche mese riuscii a produrne una decente. La cosa più difficile fu proprio imparare che la sceneggiatura ha regole tutte sue: dovetti studiare parecchio, prima di produrre qualcosa di accettabile. La sceneggiatura in oggetto fu realizzata all’epoca mediante Celtx, un software dedicato (free) che permette di gestire abbastanza agevolmente tale scritto particolare.
Comunque, quel regista non riuscì a trovare i fondi sufficienti.
Nel ’93 avevo avuto una buona spinta interna allo scrivere. Avevo storielle da raccontare, tendenzialmente autobiografiche, facilmente implementabili con parti romanzate. Poi, tale vena si esaurì, complice una serie di interessi molteplici in altri campi.
Nel 2010 ho provato di nuovo a buttar giù qualcosa.
3 racconti in tutto (finiti, intendo. Di spunti iniziali, ne ho avuti a bizzeffe, nello stesso periodo, ma non ho mai portato a termine null’altro). Due di questi mi piacciono particolarmente, uno (“Mamma al lavoro”) lo tengo nell’elenco, ma non mi dice nulla. Un po’ troppo scontato, scritto in uno stile che alla fine non mi appartiene neppure.
Infine, un paio di pezzi del 2015. Un po’ più ricercati nella cura dello stile (molto differente dall’uno all’atro) e della struttura stessa.

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