1993 – Barbara

Lui e lei, Barbara ed Ivan, li avevo visti per la prima volta in occasione di una gita dalle parti della bassa montagna. Facemmo del free climbing con un’attrezzatura non male.
Lei era interessante. Biondina, piccola di corporatura, con degli occhialetti fessi sul naso. Di lei mi avevano colpito due cose: il modo di parlare (pizzicava la “r”) ed una treccetta che le cadeva dal caschetto dei capelli. Pareva la catenella di scarico di uno sciacquone. Ivan si rivelò un tipo relativamente taciturno. Del resto mi pareva non avesse molto da dire.
Barbara, invece, mi era subito sembrata sveglia. Parlava molto e sapeva quello che diceva. Quella giornata fu divertente. Non ci vedemmo più fino a che una sera non decidemmo di andare a vedere un film cinese. Oltre ad Antonello e me vennero Barbara ed Ivan, più altri che non conoscevo. Due ragazze ed un ragazzo. Daniela, una delle ragazze, non mi piaceva: aveva la carne molle e mal modellata, anche se il viso poteva esercitare un certo fascino. Al contrario si presentava Anna, con un fisico soddisfacente ed una faccia non bella.
Saluti e baci, ci vedemmo un bel film. Saluti e baci, ci demmo appuntamento, nel caso ci fosse stata la possibilità, in Abruzzo, dove Antonello ed io avevamo deciso di fare una puntata.
Arrivò l’estate ed io partii per Castel Frentano. Non stavo bene, in quel periodo. Avevo rivisto Anna, poco prima di partire, ed era in procinto di divorziare da Giorgio. Non aveva voluto passare le vacanze con me (come scoprii dopo c’era di mezzo qualcun’altra). Mi sentivo scadente.
In Abruzzo, tuttavia, ricominciai a stare un po’ meglio. L’aria di casa. Poi arrivarono loro.
Barbara, Ivan e gli altri arrivarono una mattina, con la loro Uno rossa col volante di legno. Mi faceva piacere. Ci sarebbe stato un po’ di movimento.
Scaricati i bagagli parlammo del più e del meno. Erano stati in un villaggio in Sicilia, si erano divertiti, ma erano nate incomprensioni. Barbara mi fece subito capire in che tipo di rapporti stesse con Ivan. Mi faceva quasi pena. In un certo qual modo mi ci vedevo riflesso: lui ama lei, lei se ne sbatte e ama chi capita.
Egli lo accetta perché l’ama, lei sta con lui perché le dà sicurezza.
Poco prima delle undici Barbara volle fare la doccia. Ok, dissi, il bagno migliore è quello del piano di sopra.
Una delle finestre del bagno da sul terrazzo. Dal terrazzo si può vedere il mare, ed io stavo facendo esattamente quello. Mi sentii chiamare. La finestra del bagno era socchiusa e dietro c’era Barbara, ovviamente nuda, che sorrideva.
– Hai mai visto una donna nuda? – mi disse.
Perfetto.
Antonello mi aveva parlato spesso di Barbara. Era una sua ex, con cui non aveva però mai combinato un cazzo. Barbara è intelligente, Barbara è qui, Barbara è là.
Poveracci. Barbara era una troia. Non come Elisa, non era dignitosa. Era solo più spigliata. Semplicemente aveva la vocazione.
In quel momento esatto, mentre cercavo di capire se tutto sommato fosse fatta bene o male, in versione integrale, dalle labbra mi uscì solo un:
– Non mi rompere il cazzo. –
Fu la cosa sbagliata.
Pensavo che fosse una semplice battuta, magari un tantino fuori dell’ordinario, ma mi sbagliavo. Barbara aveva già fatto i suoi piani. Cercai di saperne di più, per curiosità.
Scesi da basso, cercando Antonello. Volevo parlarne con lui. Non era in vena. Qualcosa, che andava acuendosi, pareva allentare il nostro dialogo già da qualche tempo. Allora non capivo ancora di cosa si trattasse, lo scoprii dopo, in maniera piacevole, ma irrimediabile. Non me la sentii di raccontargli esattamente quello che era successo, nel dettaglio. Mi limitai a dirgli:
– Anto, credo che la tipa, Barbara, abbia delle intenzioni… strane… Capisci cosa voglio dire? –
– No. – mi disse.
– Credo che il suo rapporto con Ivan sia meno solido di quanto uno non potrebbe pensare… – ci stavo girando intorno.- Penso che non sarebbe male se tu dicessi a lui di tenersela un po’ più stretta. Dovrebbe parlarle. –
– Cosa stai cercando di dirmi? –
– Niente, Anto, niente. –
La cosa per il momento era finita lì.
Arrivò quindi l’ora di pranzo. Cucinò Barbara, mentre io cercavo di aiutarla e contemporaneamente di partecipare ai discorsi che facevano gli altri nella sala. Si parlava delle vacanze e di come le donnine avevano avuto modo di divertirsi nel villaggio turistico. Gli intrattenitori erano rimasti senz’altro soddisfatti, come pure un tale di colore che aveva conosciuto la Barbarella.
I rapporti che avevo osservato essere vagamente tesi tra Ivan e Barbara avevano finalmente un fondamento, lo stesso della mia teoria sulla troiaggine di lei.
Quella sera fu divertente. Rimanemmo a parlare fuori di casa, sotto l’ombrellone perennemente aperto (anche di notte), di un sacco di cacate. Cercavo di capire meglio la pollastra. Vuoi scopare? Va bene, ma a modo mio.
Ce ne andammo a letto molto tardi.
La mattina dopo ero assonnato e relativamente stanco: nel dormiveglia della mattina avevo avuto una polluzione inattesa. Mi svegliai, guardai l’orologio e vidi che erano già le dieci. La porta si aprì di scatto. C’era Barbara sulla soglia, dietro a lei Daniela.
– Ehi! Che cazzo fai ancora a letto? Vieni giù! E… sorpresa!-
Mostrò la mano che aveva nascosta dietro la schiena: una bottiglia di Four Roses Bourbon, un whisky non male.
– Grazie – gli dissi – Non dovevate! –
– Scendi? –
Disse lei e si avvicinò al letto per spostare le coperte.
– Calma, non posso, ora. –
– Perché? Sei nudo? –
– Me ne sono venuto nel sonno e sono tutto sporco. Voi uscite ed io mi vado a lavare. –
– Dio, ma che schifo! –
Magari quando lo prendeva in bocca non le faceva tanto schifo.
– Già – commentai – Ci vediamo dopo. –
Presi con una mano libera (l’altra teneva ancora la coperta) la bottiglia e l’appoggiai sul comodino. Appena ebbero chiuso la porta stappai la bottiglia e diedi un sorso alla salute loro.
Mi feci la doccia, scesi e appena uscito vidi una vettura bianca, targata Milano, che scendeva la rampa della mia casa. Cazzo. Avevo fatto un errore.
– Oilà – dissi – Quello è Giorgio. –
Mentre lo dicevo mi sentivo male.
Scese dalla macchina come una furia e mi attaccò:
– Ma sei cretino? –
– Perché? – Feci l’ingenuo.
– Stronzo, sono partito da Milano perché avevo un appuntamento con te proprio qui. Solo che era per una settimana fa! –
– Cazzo, Giorgetto, me lo sono dimenticato… –
– Ma sei PICIO! –
Ok, aveva ragione. Gli avevo telefonato per dirgli: tutto ok, vieni il tal giorno, che ci sono. Poi me ne scordai.
Ci misi un po’ a calmarlo. Gli presentai tutti. Immediatamente si instaurò un clima di tensione tra lui e Barbara: uno era di destra, l’altra di sinistra. Andarono avanti a scornarsi per delle ore. Non credo che sarebbe mai andata a letto con lui.
Quella sera, dopo mangiato, facemmo un giro dalle parti del mare. Tornando in macchina le donne vennero con me. Ivan, Franco ed Antonello ci seguirono con la Uno.
Già durante il pomeriggio avevamo avuto modo di scherzare parecchio, io e le tipette. Daniela non c’era proprio con la testa, mi sembrava un po’ ritardata. Da suicidio incipiente. Se non altro non rompeva i coglioni e qualche volta rideva. Anna era scocciata, qualcosa non andava, ma non riuscii mai a capire cosa fosse. Non sono mai riuscito a dettagliarla in modo definito, quella ragazza.
Barbara si divertiva. Io insistevo di avere il cazzo piccolo, lei che no, sicuramente era normale. Perché mai avrei dovuto averlo piccolo? Perché gli altri l’avevano più grosso. Chi? Non lo so, tutti. Si rideva, guidavo su per i tornanti e mi infilò la mano per prendere le misure. Ok, era riuscita a fare la prima mossa.
– E’ molle. –
– Non sono eccitato. –
– Non è piccolo. –
– Non lo toccare. –
– Si che te lo tocco. –
– Sull’altra macchina c’è Ivan. –
– Non me ne frega un cazzo di Ivan. –
E nemmeno delle sue amichette, a quanto pareva. Continuai a guidare con la sua mano sui coglioni.
Il giorno dopo Daniela, Anna ed il suo ragazzo, Franco, partirono con il treno. Li accompagnammo a Pescara di sera, dopo aver mangiato in una pizzeria. Non successe nulla di straordinario.
Era già buio quando Giorgio si presentò a casa mia con una borsata di giornali porno.
Aveva la migliore collezione del mondo porno.
– Te li devo far vedere. Sono nuovi. –
Ci mettemmo sotto l’ombrellone e cominciammo a bere. Prima birra, poi facemmo del Tequila boom-boom con il Four Roses e la gazzosa. Poco messicano, ma perfetto. Mentre ci stavamo lentamente ubriacando Barbara leggeva dei brani dei porno di Giorgio, soprattutto sul come utilizzare lo sperma nelle ricette di cucina. Lo sperma con il caffè, lo sperma nelle torte, la conservazione dello sperma in frigo e così via. Mi stavo letteralmente sganasciando dalle risate. E, contemporaneamente, stavo percependo molte altre cose: la mia tensione per la mia Anna era scemata di un poco, Ivan era sempre più taciturno, Antonello era incazzato con me. Stavamo bene solo io e Barbara. Io perché bevevo, lei perché credeva di divertirsi.
Cominciava ad avvicinarsi l’alba. Proposi di andare a vedere il sorgere del sole al mare, tanto si erano fatte le cinque. Antonello disse che era stanco, così come Giorgio ed Ivan. Barbara, ovviamente, disse che era entusiasta dell’idea. Stavo per partire quando Ivan ci ripensò e si unì a noi. Ok, il ragazzo cominciava a svegliarsi.
Una volta arrivati sulla spiaggia Ivan rimase in disparte e Barbara cominciò a martellarmi con chissà quali discorsi. Ma a quel punto non la sentivo più. Stavo pensando ai fatti miei. La sbronza stava sparendo alla velocità della luce e le cose tornavano ad acquistare il loro giusto aspetto. Ivan era sconsolato. Il povero fesso non sapeva più come fare per tenersi stretta la bimba. Lei era passata dalla provocazione nei miei e nei suoi confronti all’aperto linciaggio del suo amore. Ero lì, stavo sorridendo, Barbara rideva e fotografava il sole, Ivan non c’era, assorto in chissà quali riflessioni.
Forse credeva che io non capissi cosa stava succedendo, forse credeva che lei scherzasse o che non sapessimo bene quale fosse il nostro ruolo. Ma naturalmente non era così. Aveva perso una guerra contro se stesso, senza averla neppure iniziata. Sembrava che Ivan si fosse reso conto di essere di troppo non tra me e Barbara, ma tra lui stesso e Barbara. Mi faceva pena e lo odiavo. Lo odiavo per quello che non riusciva a fare, come io non ero riuscito a farlo.
Lo odiavo perché avrebbe dovuto picchiarla, picchiare lei e picchiare me.
Non mi stavo più divertendo. Tornammo a casa.
Antonello mi disse che voleva parlarmi.
– Va bene – gli dissi – Andiamo lontano da qui. –
Mi disse che aveva capito cosa stava succedendo ed io gli dissi che forse non aveva capito nulla. Barbara era una troia ed era una sua amica. Io ero un suo amico, ma non avevo la benché minima intenzione di portarmi Barbara a letto. Non in quei momenti. Non ne sarei stato capace. Gli dissi che Ivan era stupido, uno stupido idiota che doveva svegliarsi. Non riuscì a capire. Ce l’aveva con me perché… Lo capii dopo, quando me lo disse, tre anni più tardi.
Ero confuso. Quando tornammo a casa mi assalirono mille pensieri diversi. Dovevo stare calmo.
Il pomeriggio decisi di andare in camera per dormire un poco, per riflettere. Dopo qualche minuto arrivò Barbara.
– Posso dormire con te? –
– No. –
– Per favore. –
– E Ivan? –
– Ti ho già detto che non me ne frega un cazzo, di Ivan. Voglio dormire con te. –
– Sparisci, Barbara. Le donne me le scelgo io. –
Pareva un gioco. Non capivo, a quel punto, se volesse giocare con me o faceva sul serio. Ivan era di sotto che magari pensava a lei, a come si stava comportando. Che forse stava dandosi del cretino.
Arrivò anche lui. Appena lo vidi gli dissi:
– Ivan, per favore, portatela via. Ok? –
– Barbara, vieni via. –
Lei mi guardò con occhi di fuoco e se ne andò, senza una parola.
Partirono due giorni dopo.
Nel frattempo una sera riuscii a sapere qualcosa di più del passato di Barbara. Era più o meno come pensavo. Una che amava fare casino. Aveva conosciuto Ivan in un villaggio vacanze, qualche anno prima. Credo che stesse con lui perché le permetteva di fare quello che voleva.
Io partii subito dopo, con Antonello, alla volta della Calabria, nell’intenzione di tornare con la mia Anna. Fu deludente. Tornai a Torino scornato e praticamente fu lì che si ruppe il legame che mi univa ad Antonello.
Rividi Barbara solo tre anni dopo, per caso. Era la stessa.
Organizzai quindi di uscire con lei una sera, per saperne di più e delucidarmi sulla vicenda Antonello, che nel frattempo aveva preso una piega contorta.
Ci eravamo dati appuntamento alla Gran Madre. Io parcheggiai la mia Panda e attesi qualche minuto. Fu puntuale.
Saluti, senza baci. Molte cose erano cambiate, da quando una sera mi aveva confessato che, secondo lei, Antonello era “ottuso”.
– Andiamo con la mia o con la tua? –
– Andiamo con la mia. – Mi rispose. Durante il brevissimo dialogo lei mi era rimasta sottovento. Appena salito in macchina fui assalito da un potente profumo di non so che. Era allucinante.
– Cazzo, ma perché tieni in macchina queste porcherie che puzzano così? –
Domandai alludendo ad alcuni pupazzetti da cui immaginavo provenisse il profumo.
– Credo di essere io. –
Mi rispose candidamente.
Qualche tempo dopo mi informai meglio: nessuno che la conoscesse aveva mai sentito Barbara con un profumo addosso. E solo chi non ne fa uso può sbagliare in maniera così evidente… O non aveva sbagliato?

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