1993 – Marilena & C.

La sua casa puzzava. Non saprei dire di che, era un misto di sudore e di odore della notte, l’odore di chiuso. Non era molto forte e neppure estremamente fastidioso, ma gli consigliai di aprire le finestre.
Avevo l’abitudine di arrivare a casa di Tony di mattina presto. Lui aveva la buona abitudine di accogliermi in mutande con la bottiglia della Vecchia in mano. Io gli dicevo che no, non potevo bere dalla mattina, che sarei arrivato alla sera in coma, se ci fossi riuscito. Lui puntualmente mi diceva di non rompere, mi porgeva una fetta di pane inzuppata di olio e mi versava un mezzo bicchiere da acqua di Vecchia. Io bevevo, un bicchiere, poi un altro. Accendeva sempre la radio e sentivamo le stronzate del disk jockey locale. Alle undici, più o meno, eravamo in trance alcoolica. Per questo uscivamo in moto. Io non possedevo una moto che si potesse definire tale, solo un cacatoio che pareva una zanzara. Allora usavamo la sua.
Era pazzo. Una volta, in macchina, aveva fatto un testa-coda a centoventi solo per mandare affanculo un tale nell’altra corsia.
In moto però era peggio.
Normalmente uscivo di casa con carta igienica e pannolini e pensavo tutte le volte che quella sarebbe stata l’ultima.
Naturalmente non era così. In fondo ci siamo fatti male solo una volta ed è stato lui ad avere la peggio. Ci ha rimesso un dente, una narice e un metro quadro di pelle.
Così, anche quel giorno, mentre filavamo in corsia di sorpasso (in contromano) sul viadotto alto trenta metri appiccicati al guard rail opposto (per passare tra quello ed un camion che veniva contro di noi), gli urlai nell’orecchio che avevo voglia di scopare.
– A TORINO NON SCOPI? –
Mi urlò in un turbine d’aria. Se avessimo avuto il casco non lo avrei sentito.
– NON MI SPUTARE ADDOSSO! SI, CHE SCOPO, MA VORREI SCOPARE ANCHE QUI! –
Non mi disse nulla. Attraversò le corsie come un fulmine tagliando la strada ad una centoventotto rosso mattone e si catapultò nello spiazzo di un bar sulla strada.
Inchiodò la ruota posteriore e la moto sfuggì da sotto il mio culo. Per poco non caddi.
Non dissi nulla. Non sarebbe servito.
Entrammo nel locale seguiti da centinaia di migliaia di occhi. Si erano girati tutti per vedere.
– Due Vecchie. – ordinò. Mi si torsero le budella. Anche quel giorno lo avrei passato pieno di alcool.
Bevemmo e uscimmo. Aveva pagato lui, come sempre.
Appena fuori mi disse:
– Ne conosco una che potrebbe piacerti. Si chiama Marilena ed è proprio bbona. –
Conoscevo i suoi gusti e mi sentii mancare le ginocchia.
– E’ spastica? Mutilata? E’ come Antonella? –
Antonella era una tipa che si era fatto qualche tempo prima. Credevo che andare con una così corrispondesse ad andare all’inferno, ma lui non si era posto molti problemi. Del resto fu lui che molto tempo prima l’aveva messo nel culo a FranÇois per cento lire.
– No, ti dico che va bene. Io non me la sono ancora fatta, ma a te piacerà di sicuro. Ok? –
Tanto valeva rischiare. Al massimo avrei detto di no.
Ripartimmo verso il paese a centotrenta. Alla seconda curva credetti di aver raggiunto il mio limite. Mi sentii reclamare dall’aldilà. Ma ce la facemmo e come al solito spergiurai che sarebbe stata l’ultima volta.
L’indomani ero a casa sua come sempre. Salii le scale e bussai. La porta era già aperta e da dentro provenivano diverse voci. Alcune erano voci di donna.
– Permesso? –
– Ah, eccolo qua! Vieni, vieni! –
Entrai e vidi. Una donna sui trentacinque, brutta come un cesso vecchio era seduta sulle gambe di Tony (che le palpava le tette flaccide) ed una bambina stava seduta sul divano.
No, mio Dio, non può farmi questo!
– Lei è Maria e questa, (pausa ad effetto con gesto della mano che indica la mocciosa) è Marilena. –
Cazzo. Lo sapevo.
Ciao ciao, di dove sei, non sei di qua, hai l’accento del nord, sei carino, sei simpatico…
Ma cazzo…
– Senti, Tony… – cominciai.
– Stai zitto. –
– Ok. –
Mi sedetti sul divano, vicino alla bambina. Mi veniva voglia di dirgli “Quanti anni hai bella bambina?” con la voce da fesso e la faccia da scemo. Ci ripensai perché io avevo sempre la voce da fesso e la faccia da scemo. Non sapevo cosa fare. Volevo aiuto, ma Tony aveva fatto quello che doveva.
La smorfiosetta mi guardava con occhi colmi di ammirazione. Pareva volermi dire “Dio, come sei bbono!”. Mi venne voglia di pisciare.
Mi alzai e chiesi a Tony della Vecchia.
– Dio, Tony, è come te! Beve di mattina! Ma non ti fa male quella roba? –
Mi chiese Maria. Anche lei mi guardava con occhi che non lasciavano intendere nulla di buono. Per delicatezza non risposi e mi versai una dose abbondante. Anche Tony ne volle e gliene versai un dose generosa. Guardai la bottiglia: aveva tre giorni ed era quasi finita.
– Ne dobbiamo comperare una. –
– E’ già la seconda. Ne avevo prese due. –
Mi sentii peggio.
Maria disse che doveva andare in bagno e chiese a Marilena di accompagnarla.
Appena fummo soli mi scagliai:
– Sei pazzo? Quanti anni ha quella cretina? –
– Dodici. Ma che cazzo vuoi? Vuoi Maria? Io mi faccio Marilena. –
– Maria? –
Me la rividi tutta floscia, con la bocca piena di denti marci.
– No grazie. Va bene Marilena. –
L’avevo detto.
Le due rientrarono ridendo come cretine.
– Ho mal di testa… – Sussurrai a Tony.
– Non mi rompere. –
Si discusse del più e del meno per pochi secondi. Poi Tony e Maria andarono in cucina.
Io e Marilena rimanemmo seduti sul divano a guardarci negli occhi. DIO.
Mi alzo per prendere da bere e butto l’occhio in cucina: la porta é aperta, Maria é seduta sul tavolo, con le gambe aperte e mi sorride. Il Tonno lo sta tirando fuori dai pantaloni. Glielo mette e lei inizia quasi subito a dire Ohooo-ohooo e OOOHOOOOoooo.
A quel punto qualcosa si muove. Nei miei pantaloni, intendo. Torno di là e guardo Marilena. No, cazzo, é troppo piccola!
Mi siedo nuovamente vicino a lei. Si sente sempre l’ohoo-ohoo. Poi anche il clank-clank-clank del tavolo che sbatte.
– Che fanno? –
Mi chiede.
– Scopano. –
– E noi? –
Dice lei buttandomi un pezzo di carta nella patta, da sopra la cintura.
– E noi… –
Infila la mano per prenderlo e l’avviluppa sul cazzo.
– Ok. –
La prendo per mano e la porto in camera del Tonno, al primo piano. Gli dico:
– Spogliati. –
Si toglie la maglietta e le vedo le gomme. Cioé, cerco di intuirle, perché non ne ha. E lì, suonano.
Suonano alla porta. E’ la madre del Tonno, col negro, il suo uomo.
Marilena schizza dal letto e si rimette la maglietta, che le resta un po’ fuori dai pantaloni. Io rimango come un cretino in mezzo alla stanza, con la minchia dura senza sapere che fare. Poi la seguo giù dalle scale.
La madre di Tony era già entrata. Il negro era vicino a lei e non diceva niente. Si limitava a sorridere. Maria uscì dalla cucina con la gonna in disordine, tutta spettinata. Si salutarono. La madre del Tonno mi vide, guardò anche Marilena e mi disse:
– Ti piace, eh? –
Mi ricordai che aveva fatto la battona a Pescara.
– Cazzo! – Dissi. – Devo andare! Ci vediamo. –
Uscii quasi di corsa, lasciandoli tutti lì a commentare.
Qualche giorno dopo cominciai a fare sul serio. Io andavo a casa del Tonno, lui telefonava a Maria e Maria veniva con Marilena. Io e Marilena ci chiudevamo in camera sopra e loro chiavavano in cucina, sul tavolo.
Un giorno, verso la fine dell’estate, Maria disse che voleva scopare anche me. Mi sentii male. Ero tanto schifato che quasi mi veniva da piangere. Rifiutai cortesemente e mi rintanai con Marilena.
Le chiesi quella volta da quanto lo faceva, per pura curiosità. Da quando aveva dieci anni. L’aveva violentata un tipo del paese, sui sessanta, benestante. I suoi non avevano denunciato l’accaduto perché il vecchio pagava una marchetta mensile. Il fratello di lei girava con un centotrentuno ed era disoccupato…
L’estate finì e ripartii per Torino. Rividi molte volte Marilena, anche a distanza di anni. E’ cresciuta e tromba sempre di gran carriera. Maria oramai é troppo vecchia e non fornica più.
Ora, é ancora più brutta di prima.

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