2010 – Mamma al lavoro

Guardo mia figlia dormire. E’ un angelo, meravigliosa nella sua dolcezza, nella sua ingenuità, nella sua ignoranza.
Ed è meglio che ignori, il più possibile, come va il mondo… C’è tempo.
Mi avvicini al suo letto, raccatto da terra un bambolotto. No, “il” bambolotto! L’ho preso da poco, ma lo adora.
Glielo appoggio accanto alla mano che fuoriesce dalle lenzuola.
Le accarezzo, quella mano. Quanto è bella!

In cucina il bollitore del caffè alla francese borbotta. Ok, ha finito! Ci mette sempre più tempo, per far passare l’acqua attraverso il filtro. E’ vecchia e prima o poi dovrò decidermi a cambiarla. E’ che ci sono affezionata!
Mi verso tre dita di caffè in un bicchiere dai bordi sottili. Sarebbe orrendo berlo in quelli colorati, che uso solo per altro… Con la bevanda che mi scalda la mano esco sul balcone. Lo faccio tutte le sere. Bevo il caffè e mi fumo una sigaretta. A volte, se sono particolarmente nervosa, anche due. Mi piace fare ciò, d’abitudine. Questa specie di rito dell’assunzione: caffeina e nicotina, osservando i passanti, ascoltando persino i differenti rumori dei motori.
Me ne intendo, oramai, di vetture, Riesco a riconoscerne una dal rumore mentre si avvicina e difficilmente sbaglio.

La temperatura è sufficientemente alta, l’umidità relativa bassa. Una bella serata.
Ho quasi finito di bere, spengo la sigaretta. Non la fumo mai per intero, ne lascio sempre un centimetro o due e a volte, la spengo a metà, per riaccenderla dopo poco. Non so bene perché lo faccio, ma è così.
Rientrata in casa avvio il portatile: ho ancora un po’ di tempo, voglio controllare la mail. Attendo che si avvii la macchina.
Posso scegliere se utilizzare Windows o Linux e questa sera opto per la seconda possibilità. Non ho voglia di perdere tempo.
Nulla. Ok.

Getto un’occhiata all’orologio sopra la televisione, acquistato da poco. Bellissimi numeri azzurri, grandi. Si vede bene anche se la mia vista non è più quella di una volta… E’ quasi ora di uscire, quindi, la prossima tappa, la faccio in bagno.
Anche qui è un rito, per me, osservare le mie cose, prima di procedere nel trucco. Quel profumo “deve” essere lì, il fondotinta là e così via. Mi ricorda un po’ la disposizione delle bottiglie nel laboratorio di chimica, quando studiavo…

Esco dal bagno. Questa sera, gonna. Quella nera che mi sta benissimo. E’ che tra l’altro è la preferita della mia bambina: “Mamma, sei uno schianto con quella!”. Scarpe nere, morbide. Un po’ costose, ma ne è valsa la pena. Una camicetta avorio, una sciarpettina leggera nera, la giacchina antracite. Rientro in bagno e mi riguardo allo specchio.
Non esagero mai con la matita, gli occhi sono ok. Mi piaccio.
Una nuova sbirciatina all’ora: va bene, va bene. Tutto a posto. Spengo il pc.
Ancora un bacio alla mia zingarella. Non si sveglierà sino a domani e, se lo dovesse fare, sa che la sua mamma è al lavoro. Ad otto anni è una piccola monella, ma responsabile. Condivido con lei i sacrifici, in fondo.
Uscendo di casa mi accendo ancora una sigaretta. Per raggiungere la macchina (che spesso non posteggio in garage per non fare troppe manovre) devo fare qualche passo. Molto bene.
Cerco le chiavi nella pochette (chiamarla borsetta mi pare eccessivo…), sblocco l’antifurto ed apro la portiera, quando incrocio un vicino di casa.

-Buonasera!- mi saluta.
-Buonasera!- rispondo sorridendo.
Credo rientri dal secondo turno perché più o meno lo incontro sempre intorno alla stessa ora, relativamente tarda.
Salgo, avvio il motore e come d’abitudine controllo il livello del carburante: oltre la metà. Si, posso farci tutto il resto della settimana. Ingrano la prima.

***

Silenzio. Nessuno. I francesi dicono “personne”. Mi fa un po’ ridere. Personne significa persone, ma appunto, che non ce ne sono…
Una volta ho cercato di spiegarlo a Marie, mia figlia. Ho rinunciato.
Penso sempre a lei. Che non ha mai conosciuto il padre (e non si è persa nulla, in verità). E’ la mia vita.
Domenica, se tutto è a posto, la devo portare fuori città. Vuole vedere gli animali. Mi sono informata con Google e so che in giro ci sono dei mini-zoo…

Ops! Una macchina si avvicina. Vediamo… Fiat. Punto. Vecchio modello. Benzina. Cavolo! Sono TROPPO brava!
Si accosta. Mmh, vediamo un po’.
Abbassa il finestrino. Giovane. Sembra persino pulito.
-Quanto vuoi?-
E’ un po’ impacciato, ma so trattare.
Ok, si comincia a lavorare.

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